
Buongiorno gente! Eccovi la mia ultima news dell’anno, incentrata, come si può ben notare dal titolo, sul Capodanno in Giappone!
Quanti di voi sono mai stati in Giappone? E quanti ci sono stati durante il Capodanno?
Se siete curiosi come me di sapere cosa fanno a Capodanno i giapponesi, questo articolo fa al caso vostro!
Innanzitutto lo Shogatsu (che letteralmente significa “mese giusto, adatto” a raggiungere prosperità e felicità), è un importantissimo insieme di tradizioni antiche: i giapponesi considerano l’anno quasi come una “nuova vita”, ricca di nuove speranze e progetti. La festa per il nuovo anno inizia durante gli ultimi giorni di dicembre con i bonenkai, ovvero le “feste per dimenticare l’anno”, poi il 1 gennaio i templi buddhisti suonano 108 rintocchi di campana.. I primi tre giorni dell’anno vengono celebrati rigorosamente in famiglia e il 3 gennaio viene tenuto a Palazzo Imperiale un antico rituale di corte chiamato Genshisai, mentre vengono eseguite le antiche musiche e danze di corte, le gagaku.
Cominciamo con i bonenkai parties, simili ai nostri “buoni propositi”. I parties consistono nello scrivere tutte le cose incompiute o irrisolte dell’anno e cercare di cancellarle dalla lista prima della fine dello stesso, specie se si tratta di debiti: la tradizione, infatti, si basa sul credere che avere nell’anno nuovo ancora questo tipo di “incombenze” sia di pessimo auspicio e porti anche cattiva fama.
Un’altra usanza simile alle nostre è la decorazione degli ingressi delle case e dei locali con pini o alberi di bambù e cherry plum, alberi simili ai nostri. Un altro oggetto indispensabile è il kagami-mochi, ovvero due dischi fatti con riso e sovrapposti l’uno sull’altro (pensate che al Castello di Kokura, nella città di Kitakyushu (prefettura di Fukuoka) è esposto proprio in questi giorni un kagami-mochi di 370 kg di peso, che verrà poi distribuito gratuitamente a 2000 fortunati: una gioia sia per gli occhi che per il palato!). L’11 gennaio il kagami-mochi viene distrutto oppure mangiato, sempre rotto con una mano.
Fondamentale è la pulizia accurata della propria abitazione, il susuharai, che anticamente consisteva nella grande pulizia dei templi buddhisti, se volete le nostre “pulizie di primavera”: in un luogo ordinato, si pensa che la fortuna possa arrivare più facilmente! Spesso, inoltre, si usa indossare nuovi abiti a Capodanno, ad esempio un kimono appena comprato.
Benché in Occidente spesso si preferisca ricorrere direttamente agli SMS, in Giappone la fine di Dicembre è il periodo indicato per spedire le cartoline d’auguri per l’anno nuovo, chiamate nengajo, in cui, oltre ai saluti, si aggiungono notizie su se stessi o i buoni propositi che si vogliono attuare, ma attenti: non si inviano a chi ha subito un lutto in famiglia nell’anno appena terminato .
Per quanto riguarda i piatti tipici, a Capodanno sono serviti i toshikoshi soba, ovvero i tradizionali spaghetti fatti con grano saraceno, che simboleggiano longevità, data la loro lunghezza; la mattina del primo giorno dell’anno si beve il fukucha, il thè della buona fortuna, e poi il toso, un particolare sake aromatizzato con erbe e spezie, che da un punto di vista simbolico allontana le malattie. L’osechi ryori, poi, è un bento con la particolarità che tutti i piatti all’interno sono dedicati al Capodanno, mentre l’ozoni è un’ottima zuppa preparata con i mochi, piccole tortine di riso pressato che si servono solitamente grigliate, talvolta cosparse di salsa agrodolce o inzuppate nello shoyu (salsa di soia dal colore nero e leggermente più amara).
Mi è venuta fame a leggere e vedere di tutte queste leccornie, a voi?
Una più recente usanza del capodanno giapponese consiste, invece, in uno show musicale, il kohaku uta gassen – quando si parla di rivoluzione telematica -, durante il quale i più famosi cantanti del J-pop e dell’enka si esibiscono in una serata piena di luci, effetti speciali e live, solo e unicamente live!
Il primo dell’anno è molto atteso anche dai bambini, che ricevono dai parenti e dai genitori dei soldi; questa usanza è chiamata otoshidama.
Tornando a tradizioni più antiche e filosofiche, il primo gennaio è sacro a partire dall’alba (alba del primo giorno, la hatsu-hinode) e dev’essere un giorno libero da stress e lavoro, vissuto nel pieno relax e senza arrabbiature, per favorire l’entrata del nuovo anno nel migliore dei modi!
Infine, non poteva mancare l’obbligo di visitare un tempio shintoista, l’hatsumode; fra i templi più frequentati c’è il santuario Meiji Jingu di Tokyo, il tempio Naritasan Shinshoji della prefettura di Chiba e il tempio Kawasaki Daishi della prefettura Kanagawa, dove, per l’occasione, sono sistemate campane con giochi di luce. La maggior parte dei giapponesi si reca al tempio mossa dalla tradizione a mezzanotte, assieme ad amici e parenti.
Altro rito che si svolge tra la notte fra il 1 e il 2 gennaio è la scrittura di una poesia che può essere letta allo stesso modo anche al contrario su dei foglietti di carta detti Otokara, venduti per le strade: questo rito serve per propiziarsi l’Hatsu-Yume, ovvero il primo sogno dell’anno.
Per quanto riguarda i giochi giapponesi di fine anno – altro che poker e sette e mezzo! – cito lo hanetsuki (un badmington alla giapponese), il katoage (aquiloni “New Year inspired”) e il karuta, particolarissimo gioco di carte nato all’incirca nel XII o XIII secolo basato su delle “carte lettura” (yomifuda) con sopra scritti poemi da abbinare con le “carte mostro” (torifuda), o “carte da presa”, prima che lo faccia l’avversario.
Quindi amici miei, passate una felice serata, non combinate danni troppo ingenti.
Il vostro Monkey vi augura un felice anno nuovo pieno di amore, fortuna e soddisfazioni!
Ci si sente l’anno prossimo, ancora qui, ancora su Naruto Planet! ![]()




